L’Itavia fu una delle prime e più brillanti iniziative private nel settore del trasporto aereo italiano, ed operò dal 1958 al 1981.

La storia dell’Itavia è caratterizzata da tre principali fasi, ognuna delle quali espressione di un azionariato sostanzialmente distinto dal precedente. La compagnia cercò sin dal suo esordio di ritagliarsi una nicchia di mercato attarverso lo sviluppo di collegamenti tra aeroporti non serviti dall’Alitalia, fronteggiando le innumerevoli difficoltà di un settore regolato in modo rigido e tutt’altro che favorevole alla competizione.

L’attività della compagnia venne funestata in più occasioni da incidenti, spesso anche gravi, determinando in due occasioni la cessazione dei voli e la successiva ripresa.

Con l’ingresso dell’imprenditore Aldo Davanzali nell’azionariato, nel 1965, l’Itavia crebbe esponenzialmente andandosi a collocare stabilmente nel panorama del trasporto aereo italiano, ammodernando la propra flotta e incrementando il network delle proprie rotte.

Nonostante i due incidenti ad altrettanti Fokker F-28 nel 1974 e nel 1975, l’Itavia riuscì a consolidare la propria posizione e credibilità nel mercato, assumendo un ruolo rilevante nel sistema dei trasporti aerei nazionali.

Il 27 giugno del 1980, il DC-9 I-TIGI precipitò misteriosamente al largo dell’isola di Ustica, provocando la morte degli 81 passeggeri a bordo. L’incidente, sulle cue cause ancor oggi non è stato possibile far luce con certezza, segnò la fine della compagnia, che cessò definitivamente ogni attività nel dicembre del 1980.

La compagnia, rimasta tristemente nota nella memoria degli italiani in conseguente dei tragici fatti del 27 giugno 1980, ha rappresentato tuttavia per molti anni un modello imprenditoriale di grande successo, al quale ve certamente riconosciuto il merito di aver contribuito significativamente a scardinare il sistema del monopolio dell’Alitalia.