1979 – 1981

 

Il 1980 fu un anno di grave crisi per l’Itavia. Il piano di sviluppo e consolidamento della compagnia imponeva l’adozione di misure eccezionali per far fronte alla sempre più dissestata situazione finanziaria. Era inoltre necessario intervenire ufficialmente per la richiesta di un maggiore sostegno da parte dello Stato almeno a supporto delle rotte esercite in concessione.

In numerosi interventi pubblici sulla stampa e nelle commissioni parlamentari, Aldo Davanzali aveva più volte sollevato il problema del sostegno alle compagnie private, al tempo stesso accusando l’Alitalia di ostacolare visibilmente lo sviluppo delle attività per le compagnie minori determinando lo stato di grave crisi in cui molti vettori, al pari di Itavia, versavano nella seconda metà degli anni Settanta.

La sera del 27 giugno del 1980, il DC-9 serie 15 immatricolato I-TIGI in volo da Bologna a Palermo scompare dagli schermi e precipita al largo dell’isola di Ustica. Ancor oggi, a distanza di oltre vent’anni dalla sciagura, non è chiaro cosa abbia determinato la perdita dell’aereo e la morte degli 81 occupanti.

 

DC-9 I-TIGI Itavia
DC-9/15 I-TIGI a Pisa nel giugno del 1973 (Foto di Piergiuliano Chesi)

 

L’unico dato certo è costituto dalla rovente polemica circa la natura del disastro, imputato in un primo tempo ad un cedimento strutturale del velivolo e successivamente ad un atto di guerra o un attentato.

L’immagine dell’Itavia dopo la sciagura di Ustica verrà definitivamente colpita a morte. La stampa parlerà di “carrette del cielo” e di una compagnia gestita “piratescamente” nel più assoluto disprezzo della sicurezza e dell’interesse dei passeggeri, distruggendo l’immagine e la reputazione di quella che sino ad allora era stata la più importante compagnia privata italiana.

Quando le inchieste sulla sciagura di Ustica escluderanno categoricamente la possibilità di un cedimento strutturale dell’aereo, optando invece per le due ipotesi della bomba a bordo o di un missile, la compagnia avrà già cessato le operazioni e nessuno si preoccuperà più di smentire le tante voci precedentemente diffuse circa lo stato della manutenzione dei velivoli.

 

Messaggero Ustica Salme Ustica
Relitto Ustica Ustica cadavere in mare

 

L’Itavia continuò ad operare ancora per alcuni mesi quando, nel dicembre del 1980, sopraffatta dai debiti e dal crollo del traffico derivante dalla cattiva immagine della compagnia, sospenderà le operazioni in attesa di una ristrutturazione.

I piani di rilancio delineati a cavallo tra la fine del 1980 e l’inizio del 1981, essenzialmente imperniati sulla trasformazione in vettore charter, non avranno seguito e nel gennaio del 1981 il Ministero dei Trasporti revocherà la licenza all’Itavia.

La compagnia, contrariamente a quanto spesso riportato, non fallisce. Da allora è in amministrazione straordinaria e ne è curatore un avvocato romano in attesa che vengano chiarite le dinamiche della sciagura di Ustica e vengano determinati i relativi potenziali risarcimenti.

Con la fine dell’Itavia il sistema del trasporto aereo nazionale entra in una nuova fase. Gran parte del personale della compagnia transita nel gruppo Alitalia. Ed in seno a questa viene costituita un’altra discussa compagnia, l’Aermediterranea.

Ma questa è un’altra storia.